I social network fucilano la libertà di parola

In difesa della libertà di espressione

 

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I social network fucilano la libertà di parola

I social network condannano a morte la libertà di parola. Twitter, Facebook, Instagram, Youtube, Google e Apple uniscono le loro forze per CENSURARE i dubbi sulle ultime elezioni americane.

  • Twitter ha eliminato l'account di Donald Trump. Se possono censurare rappresentati di una delle prime potenze mondiali, cosa potrebbero fare contro di noi?
  • Anche Facebook ha deciso di sospendere il presidente americano a tempo indeterminato.
  • Apple ha deciso di rimuovere Parler (una sorta di twitter) dal suo negozio perché non ha uno strumento di moderazione considerato adeguato
  • Google propone anche di bloccare applicazioni alternative ai giganti tecnologici
  • WhatsApp annuncia nuove condizioni di utilizzo avvertendo che è possibile cancellare il proprio account se il contenuto è ritenuto inappropriato

Chi controlla i controllori?

La censura di questi ultimi giorni dell'ex presidente degli USA, sostenuto e votato democraticamente da più di 70 milioni di americani, rappresenta un chiaro sintomo di quanto la situazione della libertà di parola sui social sia fuori controllo.

La censura di Trump, indipendentemente dal contenuto, rappresenta un fatto molto grave ed un attacco alla democrazia.

Una scelta che crea un precedente estremo e pericoloso che sarà sfruttato dai nemici della libertà di parola in tutto il mondo!

E’ inaudito che imprenditori privati possano controllare e decidere loro chi possa parlare alla gente e chi no.

Le piattaforme stanno assumendo sempre di più un ruolo editoriale importante nell'esercizio di un potere sempre più soggettivo che sta ridefinendo radicalmente il loro ruolo sociale e politico.

Società private, che hanno interessi privati, si arrogano il diritto di prendere decisioni politiche importanti in situazioni delicate.

Si tratta di anteporre gli interessi delle grandi imprese al dibattito pubblico in cui tutti noi possiamo e dobbiamo dare il nostro punto di vista.

Anche il presidente del Messico, Andrés Manuel López Obrador, ha preso posizione contro la censura dei giganti tecnologici: "Non mi piace che qualcuno sia privato del diritto di trasmettere un messaggio".

Inoltre, la censura viene effettuata senza alcun procedimento: nessuna audizione dell'interessato per potersi difendere, nessun esame delle prove, nessun giudice predeterminato dalla legge con garanzie di indipendenza, niente!

Questa è la forza dei giganti tecnologici senza controllo o supervisione. L'oligarchia dell'informazione!

Ci hanno venduto l'idea che i social network rappresentavano uno spazio libero, uno spazio che ha permesso le primavere arabe. Ma la realtà è che sono diventati giganti incontrollati che si arrogano il diritto di tapparci la bocca se le nostre idee non si conformano alle loro.

Incredibilmente, le associazioni della stampa non hanno mosso un ciglio di fronte a questo grave attacco alla libertà di espressione. Forse pensano che non li riguarda. Ma se sono riusciti a mettere a tacere un ex presidente che continua a rappresentare milioni di persone, cosa saranno in grado di fare poi?

Non capire che questo è un attacco alla libertà di espressione significa rimanere nella libertà di stampa del XX secolo.

Per questo scriviamo ai responsabili dei giganti tecnologici per respingere la loro violazione della libertà di espressione e per avvertirli che questo è il modo peggiore per difendere la democrazia.

 

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Rispettare la libertà di espressione

All'attenzione dei presidenti dei giganti tecnologici:

  • Mark Zuckerberg, CEO di Facebook, Instagram e WhatsAap
  • Jack Dorsay, presidente di Twitter
  • Sundar Pichai, CEO di Google
  • Tim Cook, CEO di Apple

Siamo molto preoccupati per la censura orchestrata da tutti i cosiddetti "giganti tecnologici" sulle ultime elezioni americane.

Ci preoccupa il fatto che alcune aziende che si definiscono piattaforme tecnologiche libere si permettano di censurare certi contenuti di rappresentanti eletti dal popolo.

Censurare l'informazione e il dibattito significa limitare la libertà di espressione e di informazione, la chiave per una società libera e una democrazia degna di questo nome.

Forse pensate che in questo modo state difendendo la democrazia. Penso che sia piuttosto il contrario: limitare la libertà danneggia sempre la qualità della democrazia.

Mi preoccupa il fatto che decisioni così radicali per la convivenza democratica possano essere prese senza un'audizione della parte interessata, né garanzie procedurali, camminando pericolosamente verso una dittatura editoriale e la morte delle istituzioni dello Stato di diritto che ci garantiscono una convivenza sicura e pacifica.

Chiediamo che sia rettificata immediatamente la decisione di censura che state perpetrando o saremo costretti a prendere le distanze dalle vostre piattaforme.

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